27.10.09
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I primi vent’anni senza il Muro

Tre metri e mezzo d’altezza per 150 chilomentri circa di lunghezza: queste erano le dimensioni del Muro di Berlino.

The wall

@ Songkran

Di questi 150 oggi rimangono in piedi pochissime parti: l’East Side Gallery, situato nel quartiere Ostbahnhof è il tratto dove il muro si è conservato meglio ed è oggetto di visita di tutti gli artisti che arrivano a Berlino e vogliono contribuire alla realizzazione artistica del muro.

Il pezzo rimasto in piedi lungo circa 1 km è dipinto e disegnato da tutti quelli che vogliono lasciare un segno.

East Side Gallery

@ chrisnicolson

Venti sono gli anni passati dalla caduta del muro: il 9 novembre 1989 si aprivano i checkpoint e un gran numero di berlinesi dell’Est passavano alla zona Ovest.

Il 9 novembre è quindi considerata la data della caduta del Muro festeggiata con il mega concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) con l’esecuzione di “The Wall” dal vivo.

Una notte indimenticabile per Berlino.

Nei giorni e nelle settimane successive moltissime persone, chiamate Mauerspechte (in tedesco letteralmente “picchi del muro”) accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir ricordo.

The wall

VivaoPictures

Successivamente 300 guardie di frontiera della DDR e in seguito 600 soldati dell’esercito tedesco utilizzando 13 bulldozer, 55 ruspe, 65 gru e 175 camion terminarono l’abbattimento del muro.

I blocchi di cemento furono distrutti ed utilizzati per la costruzione di strade: 250 di questi blocchi furono messi anche all’asta a prezzi oscillanti tra 10.000 e 250.000 marchi tedeschi.

Se volete celebrare i vent’anni della sua caduta, recatevi a Berlino: vi raccomandiamo una passeggiata lungo la East Side Gallery e un giro all’Haus am Checkpoint Charlie Museum.

Questo museo è il miglior luogo in cui andare per farsi un’idea completa del Muro di Berlino e di tutto quello che è successo nei 18 anni in cui il muro è rimasto in piedi.

Testimonianze, foto, oggetti e il famoso cartello “State lasciando il settore americano“, scritto in russo, francese e tedesco.

Da non perdere!

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