28.1.09
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Stop ai viaggi a rischio, la proposta di legge

Le distanze si accorciano, viaggiare è sempre più facile, ma anche più pericoloso. L’esistenza di mete a rischio non è una novità per i viaggiatori. Paesi in guerra o in cui è diffusa l’usanza di rapire i turisti sono sulla lista nera della Farnesina e delle agenzie di viaggio.

Ma a volte il turista è temerario e cerca il rischio. E a volte lo incontra.

yemen

In questi casi la Farnesina interviene e i costi per i gli interventi di soccorso ricadono sullo Stato, ossia su tutti i cittadini. Arriva a proposito la proposta di legge di Rutelli: “Non far gravare sui contribuenti i costi derivanti da comportamenti irresponsabili”. Il turista fai-da-te sconsiderato si deve prendere oneri e responsabilità delle sue scelte di viaggio, pertanto a salvataggio concluso gli si presenterà la fattura perché rimborsi lo Stato delle spese sostenute per riportarlo a casa sano e salvo.

La proposta di legge prevedrebbe anche l’obbligo di comunicare i propri spostamenti, di stipulare un’assicurazione apposita a copertura di eventuali rischi, o di istituire un fondo per le ‘emergenze’ alimentato con una minima maggiorazione dei titoli di viaggio. Gli operatori del settore guardano con interesse la proposta di legge, ma molti sono i punti ancora da chiarire.

Le agenzie, al momento di consigliare il turista, avvertono dei luoghi pericolosi. Inoltre, la Farnesina stessa ha già in attivo un sito internet aggiornato con i punti rossi da evitare per viaggiare sicuri. Quindi in linea generale la proposta di legge è sensata, e sembra poter avere un buon effetto di sensibilizzazione e responsabilizzazione del turista.

La mia sorpresa è, però, che accanto a paesi notoriamente pericolosi come Yemen, Afganistan e Territori Palestinesi, spuntano anche paesi non sospetti (ad esempio la Germania) che nell’immaginario comune non vengono avvertiti come paesi a rischio. O l’assenza di altri in cui è noto che ci sono problemi di terrorismo locale, come il Pais Basco in Spagna.

Ma i recenti avvenimenti ci dicono che non sempre è possibile prevedere un rischio, uno tsunami o un attacco terroristico in un paese considerato in pace. Per questi turisti, che dopo aver organizzato un viaggio prendendo ogni precauzione contro i rischi noti, si trovano a dover affrontare una situazione problematica non prevista, come una catastrofe naturale, ricadrà la stessa punizione?  Va bene penalizzare chi sceglie di andare in luoghi dichiarati rischiosi facendogli assumere eventuali costi di soccorso, ma è giusto penalizzare anche chi si trova in guai non prevedibili?

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